CONTINUARE IL TEMPO - volume di Luciana Gentilini, De Luca Ed., 2013 (16/01/2014)


De Luca Editori d'Arte ha pubblicato il libro di Luciana Gentilini Continuare il tempo, 184 pagine, 50 illustrazioni in bianco e nero, costo Euro 18,00.
Chi fosse interessato all'acquisto può contattare l'Editore all'indirizzo mail: libreria@delucaeditori.com



Dalle parole di Milena Milani, scrittrice e artista scomparsa il 9 luglio 2013, che aveva letto il manoscritto sottopostole dalla stessa Luciana Gentilini.

Insolito, fresco, commovente, poetico.
Non è un diario, non è un romanzo. È il racconto, in forma di colloquio, di un vissuto eccezionale accanto ad un uomo eccezionale, di professione pittore.



Per Luciana Gentilini e il suo libro Continuare il tempo
testo di Laura Turco Liveri, dicembre 2013

Lavorando con Luciana Gentilini dal 1996, per ordinare le innumerevoli carte necessarie alla pubblicazione del Catalogo Generale dei dipinti del marito Franco Gentilini, ho avuto modo di comprendere la sua acutezza di spirito e la netta diversità tra persona privata e quel forte, inflessibile e noto carattere, che le ha consentito di affrontare le difficoltà incontrate per valorizzare la memoria di questo grande artista del Novecento italiano. Una donna di spirito, capace di ridere sulle cose che le accadono, e di risolvere le questioni a mano mano che si presentano, e, soprattutto, una persona autonoma nel giudizio, pur nell’assoluta dedizione e abbandono alla personalità e all’opera del marito. Apprezzandone gli scritti, interviste, presentazioni o memorie personali, che le ho trascritto al computer, mi sono sempre dispiaciuta dell’estrema riservatezza che ha nel far emergere parti di sé che non riguardino Gentilini, mentre ne considero assolutamente valido spirito e stile. Quando Luciana ha deciso di digitalizzare i suoi Pensieri, redatti dopo la morte del marito in forma di dialogo immaginario con lui e intitolati
Continuare il tempo, sono riuscita finalmente, grazie alla fiducia conquistata ‘sul campo’, a dissipare la sua dubbiosa timidezza riguardo alla validità del suo testo e a convincerla a pensare ad un’eventuale pubblicazione. Luciana poi, confortata dall’identico riscontro con l’altra storica, Margherita Manno, cui ha affidato la scrittura digitale della seconda parte dei Pensieri, si è consultata con alcuni specialisti del settore dell’arte e, non contenta, ha pubblicato piccoli stralci del testo inedito sul sito ufficiale dell’Archivio Franco Gentilini, ottenendo molte risposte e perfino prenotazioni in caso di pubblicazione del libro, come ad esempio “… non mi stanco di rileggerlo …”, “… Si legge come in un soffio come lo scorrere dei pensieri …”, “… Quanto amore … è intenso ma di quell’intensità vera, non melensa e retorica, ma fatta di dolore e senso dello humour come la vita.”, “… sguardo lucido nelle profondità della coscienza, colorato da ironica narrazione …”, “… scrittura a flash”, “… la passione che trasuda …”, “… immagini della memoria immortalate con una Polaroid …”, “… gioielli della memoria …”, “… ho letto e riletto, quasi con avidità, le poche pagine pubblicate …”, “[pagine che] non si leggono, si consumano con una rapidità sorprendente …”, “… come una malinconia, una sorta di coinvolgimento emotivo nelle vicende narrate, al punto che mi sentivo trasportato nei luoghi e nel tempo descritti …”: sono solo alcune delle espressioni che estimatori, collezionisti, amici o semplici visitatori del web hanno scritto nelle mail di risposta all’Archivio. Segno dell’efficacia del racconto, intimo e profondo, che Luciana fa a Franco di accadimenti del proprio quotidiano, come se egli fosse lì ad ascoltarla al suo rientro a casa, dopo le fatiche della vita da sola e di una vita piena di difficoltà, per aver deciso di curare l’immagine e l’opera del marito. Per questo, come lei stessa scrive all’inizio del libro, i Pensieri non sono datati, sono vivi nell’eterno presente riscaldato dal fuoco, immutato, del loro amore. Ed in questo risiede la particolarità di questi scritti, preziosi come cammei e infiniti per il mondo di sensazioni, emozioni e riflessioni che ogni volta ci aprono. Ora il libro è stato pubblicato, e mai copertina è stata più giusta di quella scelta con Luigi De Luca, l’editore, e la stessa Luciana: la fotografia di lei sulla terrazza della grande casa di Piazza Navona, nell’ultimo giorno della sua sofferta permanenza lì dopo la morte di Franco; le spalle rivolte al passato - i tetti di Roma - lo sguardo interrogativo verso un futuro incognito a Pisa, dove si trasferirà per alcuni anni, e il sorriso comunque stampato sulla bocca, a sottolineare la determinazione ad un ottimismo della speranza nei risultati che avrebbe di certo, in qualche modo, conseguito.


Testo di Giuseppe Verani, Roma, febbraio 2014

Cara Luciana,
volevo scrivere qualcosa che assomigliasse ad una vera recensione: quindi parlare di come hai trasformato un diario in una vera narrazione, di come sei riuscita ad alleggerire la quotidianità delle cose più banali, della tua duttile e piacevole scrittura con la quale sembri volerti muovere come il pittore di cui parli faceva col pennello e coi colori ...
Avrei voluto scrivere della magia della scrittura che amplifica la vita e riesce contro tutto e contro tutti a Continuare il tempo.
Se dovessi sintetizzare in una definizione il tuo libro, direi che è una lunga, serrata seduta di autoanalisi, ed altro ancora.
Ma non mi sembra, questo, il modo corretto di parlarne. Sarebbe troppo distaccato, troppo lontano.
Perché in realtà l'aspetto che mi ha più colpito del tuo libro e che lo fa uscire dalla categoria dei libri semplicemente autobiografici, è la tua capacità di misurarti col dolore, cosa che riesci a fare senza condizioni, senza falsi rispetti, senza sconti.
So per esperienza diretta quanto sia difficile vivere fino in fondo il dolore della perdita di chi abbiamo amato senza rifugiarsi nella scorciatoia offerta dalla tentazione di dimenticare il passato, come tutti intorno a te vorrebbero.
Il dolore vero è' asciutto, è secco, ti toglie il respiro.
Per affrontarlo occorre un coraggio senza confini che solo la disperazione di una perdita irreparabile può dare.
Tu hai avuto questo coraggio e sei riuscita a vivere fino in fondo il tuo dolore.
Sei riuscita a scrivere e a descrivere con straordinaria efficacia il niente angoscioso in cui ti ha lasciato la perdita della persona che hai amato con tanta intensità.
E allo stesso tempo l'impegno grazie al quale, contro ogni facile narcisismo da lutto, con fatica e con ostinazione sei riuscita a trasformare la memoria di chi non era più accanto a te in una presenza naturale e vivificante. Tutto questo hai comunicato con grande efficacia: così in qualche modo la liberazione - la catarsi! - di chi scrive diventa la liberazione di chi legge.
Per questo ti sono grato e per questo ti ringrazio
Giuseppe


Lettera di Giuseppe Marchetti, critico letterario della “Gazzetta di Parma”

Parma, 6 febbraio 2014

Carissima,
ho ricevuto Continuare il tempo. Grazie. Bellissimo libro di ricordi e di affetti che sorgono dalle pagine con invitante e luminosa semplicità. E dentro c’è poi anche una storia della nostra arte nella seconda metà del Novecento. Il diario, che tu hai così elegantemente segmentato di tappa in tappa lungo gli anni, i luoghi e le occasioni, ci conduce a capire i caratteri, i comportamenti, le suggestioni e perfino i capricci e le curiosità di tanta gente nota e ignota. Dunque, il tuo è anche un bel romanzo di fatti e personaggi, di viaggi nel tempo e nella storia. Un libro raro, mi pare, per intensità, stile e partecipazione umana. Debbo rileggerlo, poi certamente ne scriverò. Dammi solo un po’ di tempo, tanto – per fortuna – i bei libri non passano! Grazie ancora.
Anche Giovanna ti saluta affettuosamente come il tuo
Giuseppe


Lettera del dott. Sergio De Sanctis, antiquario

Roma, 10 febbraio 2014
Cara Luciana,
sfogliando il tuo Continuare il tempo, mi sono trovato a percorrere la vita di una persona cara che ricorda tempi e luoghi vissuti all’interno di un sentimento, di un sentimento che non si può descrivere ma solo intuire, e questa sensazione si è ulteriormente rafforzata per “la ragazza gracile fuori ma forte dentro” che ci ha lasciato, come scrittrice, il ricordo di quell’uomo che è stato il suo sostegno e la sua salvezza nella solitudine, in modo limpido e sereno.
Tutto ciò può restituirci la trama di una vita costruita come un mosaico che, tessera per tessera, crea un quadro d’insieme di notevole respiro, che rispecchia la validità della narrazione sino alle ultime parole: “L’eternità siamo noi.”.
Ormai il tempo è trascorso, poco ne rimane, tienilo stretto tra le braccia, e cammina sino a che sentirai la grande mano appoggiata sulla tua spalla destra; allora lascialo andare, che ormai sarai tornata in buona compagnia.
Addio, mia cara Lucianina, e grazie.
Sergio De Sanctis


Carmine Siniscalco – Roma, Studio S Arte Contemporanea - 4 marzo 2014

Per Luciana
Ci sei proprio tu, cara Luciana, in questo tuo tempo “cancellato”, un atto d’amore che si avvale di frammenti di ricordi, di visioni fotografate con l’immediatezza di una memoria ritrovata, di una presenza a te sempre vicina anche se invisibile, quella di Franco, che sembra prenderti per mano e continuare insieme il percorso che ti aveva vista a lui sempre accanto, con discrezione, silenziosamente partecipe e coinvolta. Non hai voluto con questi tuoi appunti amorosi, che attraversano come bagliori un passato sempre presente, raccontare Franco l’artista nel suo tempo, e non hai seguito un itinerario preciso di eventi, né elencato momenti particolari degli anni insieme trascorsi; ti sei lasciata andare ad una libera cavalcata di emozioni e sensazioni, in un continuo andirivieni nel tempo rincorrendo una memoria che ti accompagna ora nella vita, immersa in un lavoro che a lui ti accomuna, dove il tuo perfezionismo, la tua dedizione, la tua sensibilità si assommano alla sua creatività ed alla sua poetica.
Oggi, Luciana, dopo le tenebre di una lunga notte che hai attraversato con la sua scomparsa, e di cui tutti gli amici a te vicini non potevano non rendersi conto, sei in grado di vivere di nuovo giorni illuminati dal rapporto simbiotico che ancora vi unisce, resa più forte dalla serenità che in te si accompagna ad un dolore non destinato a sparire ma soltanto ad essere accettato in modo diverso, con tenerezza e nostalgia. Come tu sei riuscita a fare, dedicandoti al tuo uomo ed al tuo artista, cancellando il tempo che non è riuscito e non riuscirà mai ad indebolire il dialogo che vi unisce. E’ il caso di dire, perché un sorriso ti illumini il viso, “quando donna vuole” riesce ad infrangere le barriere del tempo e dello spazio e a dare vita alle ombre di un passato che è oggi il suo presente.
Carmine con l’affetto di sempre



Lettera del Prof. Guido Giuffrè, critico d’arte e docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma

Roma, 5 aprile 2014
Gentilissima Signora Gentilini,
con grande rammarico registro l’enorme ritardo con cui riscontro il suo graditissimo, tempestivo dono del libro-diario “Continuare il tempo”. Lo avrei, come si suol dire, divorato, ma sono stato costretto ad una lentezza che – a me lento per natura – tuttavia non è abituale. La mia salute, malferma da tempo, ha voluto sfoderare pungenti armi di riserva. Ma ora sto molto meglio. Ho letto il libro con passione e ammirazione, per la rinnovata presenza del sempre stimato Franco Gentilini, per lo sconfinato amore di cui Ella lo ricorda, per il brio, l’arguzia, la sapienza della Sua scrittura.
Con cordialissimi, sinceri saluti ancora grazie di cuore
Suo Guido Giuffrè



Presentazione del prof. Ennio Rossignoli

Cortina d'Ampezzo, Grand Hotel Savoia, 14 agosto 2014

 

Uno spilungone con capelli e grandi baffi rossicci, dalla risata sonora e contagiosa, sulle sue ginocchia una bella bambina bionda, prima diffidente, un po' confusa, e subito conquistata: lui è Franco, il Gentilini delle visioni liriche e dell'illusionismo narrativo, lei è Luciana, anzi Lucianina, che un giorno sarà sua moglie. Lui è l'uomo di una vita oltre la vita, lei ora ha steso di quella vita le sue note azzurre, un diario senza date, perché la storia di un amore grande e interminato non tollera scansioni: perché il tempo dell'anima profonda continua nei ricordi e nella nostalgia di ciò che è stato e non sarà più. Nostalgia, ossia il dolore di un ritorno perduto, a cui non resta che riservare l'estrema carezza della memoria. Di quella fine vibra come un'eco delicata nelle parole di un amico: “Fu alle prime luci di una domenica d'aprile, grigia, livida e intristita dalla pioggia battente che Luciana Gentilini mi telefonò per dirmi che Franco aveva concluso la sua esistenza terrena per immergersi nella luce senza tramonto. Nella commozione e nel turbamento di quegli istanti mi illusi che Gentilini, nell'assopimento delle ultime ore di vita, avesse sognato le carrozze del trenino dei ghiacciai, intento ad arrampicarsi sulle montagne per raggiungere la vetta del Cervino e per continuare a salire in alto, nei luoghi tersi e misteriosi dove vivono gli spiriti eletti”. Così allora Sergio Grandini. Oggi, guardando in fondo allo stradone di Faenza dipinto da Franco a poco più di vent'anni, mi è parso che la figurina femminile sul cavallo fosse come il simbolo di un presentimento, come l'idea lontana della piccola donna destinata a diventare il legame forte e discreto del suo futuro. Piccola donna “con una marcia in più”, che dopo  Franco sarà la strenua combattente della sua integrità di artista esposto alle malversazioni di un mondo che alle leggi del mercato e del profitto è pronto a sacrificare ogni moralità. Così, divenuta l'erede naturale di una della grandi esperienze d'arte del Novecento, Luciana si è completamente spesa nel lavoro di conservatrice e valorizzatrice di quella esperienza, certo per ritrovare tra le carte e le opere del suo compagno le atmosfere, le felicità di una intesa perfetta, vissuta nella travolgente irregolarità di una esistenza d'artista, tra frequentazioni importanti e semplicità quotidiane, nelle case di Roma, a Parigi, più tardi nella sua amata e appartata Praga: case, talora studi, assurte al significato quasi sacrale dei luoghi in cui si consuma senza mai veramente consumarsi la grande vicenda di una vita accompagnata. Luciana, un'amica: una donna che conosco da tempo, ma senza mai veramente conoscerla prima di questo libro, autobiografia sbriciolata in un succedersi di brevi incontri con gli avvenimenti, di cronache istantanee dall'interno delle emozioni così come dall'esterno dei viaggi, dei rapporti di occasione, delle poche vere amicizie. E' una donna gentile, al di là del cognome, sorridente, ma che dietro al sorriso scopre il tormento di una vita interrotta e riacciuffata contro il dolore: una riflessione affollata di pensieri, ora gioiosi ora amari, che sembrano soste casuali e sono invece gli spunti di una filosofia di vita in cui al pessimismo sull'uomo si alterna quella “incapacità di  sottrarsi”, come lei la chiama, quel volere aiutare tutti, quel volere il bene di tutti che è così proprio della sua natura: lei che “per scelta e per carattere vorrebbe vivere in armonia con tutto il resto dell'umanità, trova molto difficile muoversi in un mondo fatto essenzialmente di prevaricatori, profittatori, insolenti, presuntuosi”. Ma Franco le è sempre accanto, lei gli parla, si confida, continua a sentire nel solito gesto rassicurante la sua mano sulla spalla. Non inganni la forma: Luciana ha scritto in realtà un romanzo, il romanzo di una devozione che una sorta di miracolosa affinità elettiva ha saldato nell'anima per un tempo senza fine. “L'eternità siamo noi”, è il grido che chiude il libro di Franco e di Lucianina. La loro storia è già oltre.   


Luca Pietro Nicoletti per MAE - milanoartexpo.com, 20 gennaio 2015

Dal giorno della morte di suo marito, il pittore Franco Gentilini (Faenza 1909-Roma 1981), Luciana Gentilini si è imposta la missione di preservarne il lavoro e di tenere vivo quel messaggio di soave leggerezza che per cinquant'anni egli ha sviluppato di quadro in quadro. E' assai nota, almeno negli ambienti romani, la tenacia con cui Luciana ha svolto questo compito non facile, resistendo alle lusinghe di pericolose sirene commerciali e con una strenua lotta per l'autenticità delle opere di Gentilini in circolazione.

Un lavoro di rigore esemplare, il suo, pagato a costo della propria salute, ma mosso più per amore devoto che per interessi di mercato: per lei, fare tutto ciò che era nelle sue possibilità, consacrarsi totalmente alla memoria di Franco, era soprattutto un modo per sentirlo vicino a sé ed erigere, allo stesso tempo, un monumento al loro amore. Questo monumento aveva un nome preciso, ed è il Catalogo generale dei dipinti, che Luciana in quasi vent’anni ha ricostruito quasi nella sua interezza a partire da un taccuino e qualche fotografia, battendo a tappeto le aste, gli archivi e le biblioteche di tutta Italia, e facendo una battaglia senza quartiere, su un altro versante, ai falsari.

«Ogni giorno che non faccio qualcosa per mio marito mi sembra un giorno sprecato», ripete Luciana a chi le chiede come mai non abbia mai tempo per sé: non erano mancati, oltretutto, gli ingenui che, non sapendo cosa significhi gestire l’eredità di un artista, avevano pensato che si fosse messa lei a sua volta a dipingere!

Sono, queste, alcune delle storie che fanno da sottofondo a Continuare il tempo, il commovente e feriale diario “senza date” tenuto da Luciana Gentilini per instaurare un dialogo a distanza con Franco. A lui racconta gli eventi più diversi, le disavventure che capitano alla vedova di un pittore e che la gente comune non può immaginare. Oppure, i fatti di tutti i giorni, gli incontri dopo anni con amici di vecchia data, offrono l’occasione per aprire una finestra sul passato e sulla loro vita insieme. Vivere con un artista, scrive Luciana, è esperienza esaltante, fatta di quadri, di luoghi e, soprattutto, di incontri straordinari. Molti di questi sono raccontati in un diario che lei ha tenuto negli anni del matrimonio con Franco, ed oggi ancora inedito, che costituisce una testimonianza preziosa non solo sul loro rapporto, ma su un ambiente e i suoi protagonisti. Sarebbe bello che anche queste prove della garbata ed elegante prosa memorialistica di Luciana Gentilini trovasse una sede a stampa adeguata. Nel frattempo, però, Continuare il tempo è un esempio assai piacevole di questa scrittura piana e arguta, ironica e commossa secondo i casi.

Si tratta, come si è accennato, di un diario senza date: il tempo, dopo la morte di Franco Gentilini, per Luciana non ha importanza, non è scandito da eventi che abbiano bisogno di essere ancorati a una data precisa. Ci sono però le indicazioni di luogo, le città che Luciana ha vissuto con Franco e che sono ancora teatro delle sue azioni (Roma e Parigi), a cui si è aggiunta Praga, un luogo dell’anima tutto per sé che Luciana ha scelto in questa stagione della sua vita: la sola città in cui non ci fossero luoghi che ricordassero gli anni felici passati insieme.

Dietro la scorza della donna battagliera, che non si spaventa di fronte ai peggiori filibustieri (e tanti sono stati!) o che tiene in cassetta di sicurezza montagne di schede che andranno a costituire il monumentale catalogo generale (troppo prezioso il lavoro che c'era a monte per metterlo a repentaglio) c'è infatti una donna più malinconica, avvinta, come si legge nel libro, da "una nostalgia più straziante del dolore". 

 

 

Lettera di Silvia Serena, curatrice per il fondo “Paolo Terni”

Varese, 15 maggio 2015

Gentile Signora Gentilini, 

ho ricavato il Suo indirizzo dal Suo biglietto da visita inserito nella copia del Suo libro che Lei ha donato con la Sua dedica a Paolo Terni nel dicembre dello scorso anno. 

Forse le farà piacere sapere che il Suo volume entrerà a far parte del “fondo Paolo Terni” nell’Accademia Silvio d’Amico – e anche che ho trovato un segnalibro nella pagina in cui Lei dice “Non trovo niente di più consolatorio della musica” (pag.139)… Ritengo possa risultarLe consolatorio anche sapere che lui ha letto con così tanta attenzione le Sue pagine … 

Io le ho lette goccia a goccia, e le ho trovate estremamente commoventi in questo strano momento della mia vita, in cui mi trovo a prendere in mano uno per uno tutti i libri della sua immensa biblioteca, e i suoi scritti, appunti, bozze di lavori e puntate, per farne la lista che poi accompagnerà il trasferimento di tutto all’Accademia. 

Grazie per aver scritto questo libro, stupenda testimonianza di una dedizione che va al di là del tempo e non ha tempo perché … è fuori del tempo: grazie!

Grazie davvero!

Silvia Serena

 

Lettera di Silvia Palandri, Associazione Toponomastica Femminile

Roma, 16 aprile 2016

Gentile Signora Gentilini, 

approfitto innanzitutto di questa occasione per scriverle quei ringraziamenti che da tempo volevo inviarle per la dedica che con simpatia mi ha scritto nel suo libro 'Continuare il tempo' [...]

Con mio marito abbiamo letto, litingandocelo, in soli due giorni, il suo libro, a volte insieme, a volte anticipando l'uno all'altra qualche riga che ci sembrava più significativa e nella quale ci siamo ritrovati o che condividevamo o che semplicemente metteva ancora una volta in più in luce con quanto e quale amore lei fa ogni cosa ancora per suo marito, il Maestro Gentilini, o semplicemente il Maestro come ho imparato a sentirlo chiamare io, come può immaginare, sin da piccola in famiglia. [...]

 

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 PAGINA : "Archivio Franco Gentilini"

 

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